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Il cibo come cultura: un tour storico-artistico a Parma

Con il “Museo diffuso del Gusto”, il decimo dei Musei del Cibo, la città diventa essa stessa spazio espositivo, un itinerario a cielo aperto che attraversa strade, piazze e monumenti per svelare le radici profonde della sua identità gastronomica.
Un progetto che parte da un dato di fatto: Parma è oggi riconosciuta come capitale indiscussa della Food Valley, cuore produttivo dove si concentrano eccellenze come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, salumi d’eccellenza, pasta e conserve di pomodoro. Parma è città che ospita l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la prima in Italia ad essere riconosciuta da Unesco come “Città creativa della Gastronomia”.
Ma questo primato non nasce per caso. È il risultato di una storia millenaria che affonda le sue radici già in epoca romana, quando i prosciutti parmigiani erano apprezzati nella capitale dell’Impero, e prosegue nel Medioevo con l’opera dei monaci benedettini e cistercensi che per conservare il latte hanno creato il formaggio Parmigiano, fino allo sviluppo industriale ottocentesco e alla nascita, nel Novecento, di consorzi, ricerca scientifica e formazione.
Il nuovo museo nasce proprio per raccontare questo lungo percorso. Non tra le mura di un edificio, ma lungo le vie della città, attraverso 24 tappe segnalate da pannelli e strumenti digitali che guideranno cittadini e turisti in un viaggio tra arte, architettura e cultura del cibo.
Da piazza Garibaldi e i “Portici del Grano”, cuore storico dei commerci, ai borghi legati alle antiche corporazioni alimentari; dalla Cattedrale e dal Battistero, dove simboli e decorazioni raccontano il rapporto tra uomo e nutrimento, fino al palazzo della Pilotta, custode di memorie legate alla tavola ducale. Un percorso che attraversa anche mercati storici come piazza Ghiaia, antiche spezierie, cucine ducali e luoghi della musica e della cultura.
Il filo conduttore è uno solo: il cibo come chiave di lettura della città. Tracce che emergono nei nomi delle strade – borgo del Salame, borgo delle Cucine – nei decori dei palazzi, negli arredi storici, nelle opere d’arte e nelle istituzioni culturali. Segni spesso invisibili a uno sguardo distratto, ma capaci di raccontare una storia profonda, fatta di lavoro, innovazione e identità.
Il “Museo diffuso del Gusto” si propone così come un’esperienza immersiva e accessibile, capace di unire turismo, cultura e territorio. Non un museo da visitare, ma un percorso da vivere, passo dopo passo, lasciandosi guidare da un racconto che intreccia gastronomia, arte e memoria collettiva.
Un’iniziativa che completa idealmente il sistema dei Musei del Cibo, affiancando ai luoghi della produzione e della trasformazione un nuovo livello di narrazione: quello urbano, dove la cultura alimentare si manifesta nella vita quotidiana e nello spazio pubblico.
Perché a Parma il cibo non è solo eccellenza produttiva. È storia, linguaggio, identità. Ed è, da sempre, parte integrante del paesaggio.
Per questo il “Museo diffuso del gusto” non si trova dentro un palazzo, ma è diffuso nelle strade e nelle piazze della città, dove appositi totem multimediali permettono di scoprire le storie nascoste del cibo.
Il percorso è ad accesso libero; allo IAT (via Garibaldi, 18) è possibile ritirare gratuitamente la mappa. Inquadrando i QR-Code dei totem con il proprio smartphone è possibile farsi guidare (in italiano e inglese) da una guida d’eccezione: il giovane Parmigianino, alla scoperta delle tracce nascoste nella città.